domenica 19 luglio 2026

L' esser Maestro... ( A Michele Marvulli)



Servire l’ arte, 

in sua poesia ed in gloria;


dell’ ebano ed avorio, 

esserne storia…


Marvulli, 

in suoni di stupore adorni,


tra il senso 

e il fine che carezza i giorni. 


Pensieri 

in te, agli azzurri o tra gli inverni


perle, coralli  al cuore, 

essere eterni.


L’ esser maestro,

in brezze ad un pendio,


Là, ad ogni esempio,

in te, giunger da Dio… 


mercoledì 15 luglio 2026

Il nostro timoniere...

Carissimo Don Corrado, 
per Lei lo stesso, costante pensiero.
Ci sono apparse, le sue parole in voce, una sorta di reminiscenza pregna, romantica; ogni volta ricolme di una forza che prende campo, che trafigge, che illumina e accarezza.
Il suo declamare, il suo timbro, Eccellenza,  là tra il fiato caldo dell'aria giunta alla marina, andava a scolpire, ad incalzare, insieme,  moniti forti e preghiera, racconti,  arringhe turbinose,felici.
Ci pareva di scorgere, Lei, Don Corrado, in un cammino  a piedi nudi, via via più forte, come fieri arpeggi ad accendere  il vivere. 
Con una meta, la Sua, a un acclamare di speranza, incontro a braccia protese, là, tra il nero mare della tragedia, della sofferenza. 
Non dimenticheremo, di questa e altre sere,  le Sue metafore in ricordo a Rosalia; il suo ripasso della Storia, a favore degli ultimi e dei giusti; le risonanti corde, nutrite d'imperiosa tenerezza; le mani grandi, dritte  su noi e la città: come un amore o una favola di padre. 
Tra lo spargersi dolce delle stelle.

giovedì 5 marzo 2026

A Fabiu Alberti


O Fabiu, tu
in carizza d’ ogni luci…

ascuta, ccà in duluri
a nostra vuci…

In un tilàru tèssiri
nuà a sita

di tu turnari, o beddu
ntra la vita…

...

Di tu acchianari
un viòlu di na vaddi

Di tu purtari
San Nicola tra li spaddi.

E tu mustràri arrèri
ddu sorrisu

mentri ora parti 
rìttu, in paraddìsu.

...

E affidari  a sta famiglia 
accussì amata

nu un sulu jornu,
a esìstiri biàta…

Ddu zùccaru in paroli 
di to soru, 

tra nu cantari d'idda
menzu a u coru…

...

E ora, in toccu di 
l’ avermarìa

ccà, nun lintamu ad’ essiri 
cu ttia;

nvocannu in cori
u sguardu di l’Eternu…

Nu calureddu, 
tra stu friddu nvernu…

sabato 20 settembre 2025

Tienimi con te.


Mostrami.
Svelami le cose che ci sono nei tuoi occhi; 
poesie che viaggiano, a un fiume mai quieto.

Dimmi quale veste ha, 
a notte, la malinconia. 
Quel miele di bacio sognato.
ll pegno d'una musica rimasta...

Chiedimi, qui, 
del ramo sospeso, che trema al vederti.
O del tuo nome, in dimora
nel rado spazio dove non ci sei. 

Tienimi con te. 
e, in queste fiere e luci d’ estate,
il primo ballo e l’ ultimo 
essere nostro.
Al giro d’ un canto di rose.

Siedimi vicino.

In questo pergolo d’ ombre e letizie
che attende, al giorno,
il suo diamante.

Qui, sull’ anfora di isole antiche
da cui mi disseti.

La tua pagina pura,
scevra di parole.

Che piange o sorride

al volteggio di un fiore.  

(a.s. settembre 2025).

martedì 24 giugno 2025

Piano Day al Conservatorio di Palermo


Questo è stato il Piano Day in Conservatorio:
una cattedrale gioiosa di talenti e giovani promesse, al servizio della musica.
Un giorno di festa che svela il senso del lavoro di maestri e allievi, nutrito insieme per mesi  tra il nudo e il chiuso delle stanze; fino al suo emanarsi, poi, in fluido generoso, verso il cuore di chi ascolta. 

Molti dicono che il nostro sia il mestiere più bello che esista.
Per ciascuno, dal liuto alla tuba.
Essere paghi, di un sorriso imberbe che ci cresce intorno; con cui soffrire o cullarci, piano, in brezza ai giorni o in canto alle notti: il volto acerbo  di un allievo come innanzi un germoglio, a  che non si dissecchi, a che porga a sua volta un proprio seme, nel domani. 

Continueremmo a scrivere, a mietere spighe tra le braccia, a narrare la bellezza che, dai ragazzi, ci approda nel grembo. 
Suoni, in pittura d’ un canone costante. 
Lacrime serene al candore  di un’alba, con la musica accanto.
 
E ci appare magico, semplice, reale, spartire questa musica, poi, come un cibo, un boccone di rondini, reso lieve ai loro piccoli. 
Ma il sogno, per ogni rondine è l’ altrui volo; il fiato di ogni battito che gli impazza vicino, palpitante, tra le piume.  
Poi, l’ attimo. 
A osservarne le zampette,  come rami fragili o come passi, uno, due, via nell'aria...
A quel vuoto, a quel bilico acceso di vita,  di pensosa.
Seguirne la rotta a un punto, a una meta che sia il greto d’ un fiume, un giardino di rose, il fianco d’ una stella…
Un luogo, qualunque,
che rechi un umana carezza, 
o un soffio d' oro,
da Dio.

domenica 8 giugno 2025

Piccolo ritratto per Antonio Osnato.


A che valgono i nostri passi, oggi, ad approdare fino a qui, in Conservatorio. Accanto al portale di questo luogo, pervaso dall’ aria del mare, dai segni della sua storia…

A che vale l’uguale tragitto di un gentiluomo d’ altri tempi: questo giungere tra noi, col suo bastone in cadenza ai gesti, in carezza alle basole immote, lungo questa strada che racconta la vita, la citta’...


La ragione, il nesso, il senso  del  noi essere qui, sta in un solo termine: lesto, breve, ma di tante, ben quattro sillabe, comprese di radice, suffisso, desinenza. Una parola, che dal greco spiega, in un sol tratto, l’arte del compiere, del fare. Poiès: un muovere, un fiorire di labbra in sposo al suo astratto femminile che si fonde in un unico suono: poesia. 

Antonio Osnato, sui pietrai nudi o tra le spiagge feconde del suo vivere ha nutrito la prosa, i versi, come propri esseri in legame di sangue; in un vincolo di affettuosa, costante, sacra dedizione. Scorgene di essi il prender vita come esili germogli nei mattini, o come fuochi, all’ annegare del sole.

O altro. O piu’. 

Se ne traducono messaggi, aforismi, metafore visive, scolpite, immaginate per dove abbia dimora un cuore: di uomo o di donna che ascolti, che muti il proprio volto all’arrivo di incise assonanze, di turbamenti accesi, o di risa festose in seno agli occhi. 

Al pari delle facce di un diamante, per un poeta quale è Osnato non esiste spazio, o angolo o materia che non possa rimanere inesplorata ad acclamare una luce. Il bisogno  di battito, o attimo da non essere vissuto o cantato nel petto. Dentro la sua meta di pace o fervore;  o in piega ad ombre di tristezza nuda  o nella falce splendente blandita per  ferire il male. 

Egli, dentro a una fierezza in voce al tempo, dà sempre sguardo ai suoi libri, all’ arco dei suoi scritti,  in calda misura d’ un padre;  ad accendere pensieri, a incuriosire, a sferzare ai guisa di una lama  sulla pelle, a spiegare amarezze a disvelare verità, per deformazione intrinseca,  o per passione d’una intera vita, a ricercare il giusto. Se ne evince allora il dipinto di un uomo, dal lignaggio sincero. Anche controverso, in talune sue pieghe ma,  in quanto uomo, degno di essere tale. 

Sulle  cose, è il navigare della dimensione umana che affiora ad ergersi; in foggia di vele ampie, generose, in rotta felice a frasi, a parole.

Se ne trae, allora, la scena di un magico sacco, per noi. Con dentro  una rosa, un oggetto, una fiaba che parli d’ amore, sottratta, a nude mani, dal vuoto, dal nero sipario del silenzio. Con l’ intento alla fine in sé, di perseguire, dall’ arte, i tratti, il segno di un granello vivo che chiami alla bellezza.  La goccia ultima a trarne linfa. Giunta fin lì. Per dono di Dio.

lunedì 2 giugno 2025

Canto per Gaza (A Rashid)



CANTO PER GAZA

Rashid, il cuore, al mattino a noi stringi
mentre, a quel muro, speranze dipingi…
Tra il tuo dolore di stracci nel petto
senza una pace e mai stelle, per tetto…

Dove relitti di pietre e di tombe
non hanno voci di azzurri o colombe
tremanti a un boato, d' un frangere secco,
tese a quel ramo d’ amore, tra il becco…

Rashid, la preghiera è un giungerti cruda,
sopra a quel lembo di polvere nuda…
Né anche mai rose, tra il grano e le spine,
tra giochi in malvagio, assurti alle mine…

Tu, dentro a fiamme dipinte già in stuolo
e il grembo inerte d’ un bianco lenzuolo.
Né notti in schiera, di fiabe o reame
ma sogni in ombra a un ghermire di fame …

Rashid, tra soldati in divise d’ orbace
accanto al mondo che ignora, che tace…
A chi in schiera all’ armi si arroga la mente
e va, e uccide gli occhi a un sussurro innocente…

A chi estirpa un letto, un campo o carezza…
senza che il mare conceda una brezza…
A chi nega il tempo, una storia o bandiera.
Dentro a canzoni di mai primavera.
...
(a s. 2 giugno 2025)