mercoledì 5 agosto 2026

Tu, nostra leggenda lieve.


(Ballata per Salvatore Cicero)


Noi sempre a quel mattino 

aver memoria,

cadenze di improvvisi,

sulla storia;


la faccia in te 

segnata dagli azzurri

come sperdute,  l’ albe, 

nei sussurri.




La spiaggia 

era un cantare di bianchezze

col tuo destino, 

ad arpeggiare in brezze.


L'estate, 

a quel dolore che s’ annida

in grembo ad una festa, 

e alle sue grida.   




Va, ad un pensiero, 

l’arte tua, in rugiada 

di barche a notte,

all’ adagiarsi in rada. 


D' oro, 

come di polvere, quel grano

là, in eco al cuore, 

giammai danzare invano.




La musica. 

Un maestrale e le sue spire. 

Quel magico suo sacco 

da spartire. 


Il suono in te a risorgere, 

alle corde 

in stuolo di comete, 

mai discorde…





Sempre il tuo nome 

ci è leggenda lieve

in voce a primavere,  

o come neve. 


Quelle tue vie,  

tra i ciottoli marini, 

vibrate, e in scia, 

pervase dai cammini.




Approdi a noi, 

come quell' Uomo grande

che le sua braccia 

muove a sè ed espande.


A far fecondo l’ arco,

in giorni e sere, 

in cantico

smarrito, alle scogliere.


(a.s. 3 marzo 26)