Noi sempre a quel mattino
aver memoria,
cadenze di improvvisi,
sulla storia;
la faccia in te
segnata dagli azzurri
come sperdute, l’ albe,
nei sussurri.
La spiaggia
era un cantare di bianchezze
col tuo destino,
ad arpeggiare in brezze.
L'estate,
a quel dolore che s’ annida
in grembo ad una festa,
e alle sue grida.
Va, ad un pensiero,
l’arte tua, in rugiada
di barche a notte,
all’ adagiarsi in rada.
D' oro,
come di polvere, quel grano
là, in eco al cuore,
giammai danzare invano.
La musica.
Un maestrale e le sue spire.
Quel magico suo sacco
da spartire.
Il suono in te a risorgere,
alle corde
in stuolo di comete,
mai discorde…
Sempre il tuo nome
ci è leggenda lieve
in voce a primavere,
o come neve.
Quelle tue vie,
tra i ciottoli marini,
vibrate, e in scia,
pervase dai cammini.
Approdi a noi,
come quell' Uomo grande
che le sua braccia
muove a sè ed espande.
A far fecondo l’ arco,
in giorni e sere,
in cantico
smarrito, alle scogliere.
(a.s. 3 marzo 26)