domenica 26 maggio 2013

Vivere, senza te


 E' il testo d'una canzone. Ne ho scritto anche la musica.
 Una cosa leggera.

Vorrei cercarmi un bravo arrangiatore...


Buona lettura, intanto.











Vivere.

Senza te /

Con quel tuo nome

chiuso

dentro me /


per le strade

in fondo ai bar /

il tuo pensiero

appeso all'anima /



Ed ora che

tu sei già via /

di fronte al mare

seguo la tua scìa /


e mentre il sole annega

in dolce oblìo /

averti in me

non sembra mai un addìo.../
                                                                    


E il vento cancelli
                
stanotte

le impronte d'ogni altra carezza /

così che un fuggire d' ebbrezza              

dalle tue labbra  nude,

allora

amore,

mi verrà.../



E svelerò

quella magia:  ...  /

perchè il delirio

in te

si fa poesia... /

Perchè la rosa

mai appassisce /

l'eco di un sogno

mai svanisce /

di te

qui nella vita mia.../




                                               
Vedrò già il mio cuore
                                                 
stanotte

smarrirsi piano al tuo sorriso /

                                               
e un tratto di luce al tuo viso /

come una perla schiusa

in fondo al mare

amore,

mi verrà.../
                           








Victor Fathaus:          " donna"           1989







                                                                              All rihgt reserved, 2013                                          
                                                                                         


















                                                     

martedì 7 maggio 2013

Il debutto di Gabriele Laura in Recital alla Feltrinelli

Successo del giovanissimo pianista, 14 anni, impegnato nel salotto musicale e letterario palermitano in un concerto antologico con  Bach, Mozart, Chopin, Liszt, Debussy.




Palermo, 22 Aprile 2013.



"Vincenzo Bellini suona alla Feltrinelli."
 No. Non stiamo scrivendo qui del celebre "cigno di Catania",  ritornato in terra  ad eseguire, per via d'avveniristici  miracoli del Dna, il sublime  "Ah non credea mirarti"  ad appena duecento anni dalla sua creazione!
E' il titolo, invece, di una felice iniziativa del nostro Conservatorio e del suo direttore Daniele Ficola nel proporre un'organica serie di appuntamenti  di  rilievo nella sede della nota libreria di via Cavour, con protagonisti alcuni dei migliori giovani e giovanissimi provenienti  dal vivaio della nostra Istituzione.
Gabriele era al suo recital d'esordio, lo scorso 22 Aprile: oltre 40 minuti di performance, da Bach a Debussy. Un bell'itinerario, entro stili diversi. Un racconto sonoro che vedeva l'alternarsi dei brani più significativi del suo repertorio con altri presentati, appunto, per la prima volta.
L'atmosfera della musica alla Feltrinelli suole ogni volta comporsi di aspetti vivi, leggeri, quasi colloquiali. Non è raro che un cliente della libreria possa candidamente imbattersi nel musicista di turno intento a provare, e iniziare magari con lui  una conversazione; o che qualcun altro possa ritrovarsi a migrare d' emblée dal severo impegno d'una lettura verso l'incanto inatteso delle semicrome. Bella gente, insomma,  tra i libri e le sale:  effigi dall'umano mondo; dal  barbuto veterano intellettuale  di sinistra che si aggira serioso tra gli scaffali alla prosperosa fanciulla profumata di essenze d' ambergrìs, con la  lunga veste ondulata a carezzare il parquet.
Ho visto Gabriele  sentirsi a suo agio in quel luogo, prima di accostarsi al pianoforte. Mi è parso tuttavia di leggere qualcosa di diverso, questa volta,  nel suo sguardo: una pensosità nuova, lievemente vibrata, prelude già alla musica da offrire. Una dedizione - nell'animo del  giovanissimo pianista  -  segnata da linee e da tragitti mille e mille volte intrapresi e tuttavia pregnati ora da un senso di vaghezze lievi, di  teneri scandagli del cuore: tutto ciò che compone, insomma, il mistero dell'arte e la magia dell'essere lì  a prepararsi per il pubblico.
Il ragazzo  ha sentito e nutrito il bisogno di dare in questa occasione altre importanti risposte, di sé: più di ogni cosa l'avvio di una ricerca maggiormente addentrata verso il suono e le sue prospettive, oltre ad una più attenta considerazione riguardo all'approccio  stilistico e sugli autori.
Il  concerto alla Feltrinelli è stato per Gabriele un momento indimenticabile della sua crescita musicale, dalla risultante consapevolezza che la pur assai utile esperienza dei concorsi non vale di certo  l'incanto di un recital  tutto proprio, con la gioia dei tanti lì ad applaudirti, che equivale alla stessa gioia di suonare per ciascuno di essi.
" Do ut des"  - direbbero i latini.
 " Do ut diesis "  risponderebbe  Turi,  il mio amico posteggiatore, anch' egli esperto che di lingue antiche...

Ad maiora, Gabri.


Ecco alcuni video del  recital:

domenica 5 maggio 2013

Carmen Sottile, Primo Premio Assoluto al XVIII Concorso Nazionale "Benedetto Albanese" di Caccamo.

La giovanissima allieva del Conservatorio Bellini di Palermo, 9 anni, ha eseguito nella categoria A del Concorso l' Allegro dalla Sonata op. 32 no. 3 di Clementi.


Caccamo, 27 Aprile 2013



Torno a scrivere, dopo intere settimane, fra le pagine di questo blog. Una buona ragione per farlo è un piccolo video postato da Ferdinando Laura, papà del mio alunno Gabriele, in occasione del concerto dei vincitori al Concorso di Caccamo di pochi giorni fa. Un gesto di gentilezza e attenzione da parte sua verso Carmen, nel riprenderla al suo primo appuntamento  nel  vivo di una competizione pianistica.
Vedere e sentire la mia bambina al pianoforte, nel " posto più bello e solitario che esista " - così lo descrive Wladimir Horowitz -  non può non ricondurmi ad altre emozioni vissute  e condivise con gli allievi dentro il percorso di questi anni.  Un viaggio di gioiose avventure tra i loro animi e i loro sogni, tra i  cangianti riflessi delle loro diversità, tra il respirare mutevole delle loro indoli. Come la musica, del resto: come un mai uguale disegno o flutto d'onda che appare e si  adagia innanzi alle rive...
Certo, di questa esperienza o di là dal divenire di altre in futuro,  non dimenticherò le parole di Carmen appena al suo risveglio, prima della partenza verso il luogo dove avrebbe suonato.  - "Papà, mi sento le farfalle danzare nello stomaco " -
Sì le farfalle. Il loro trepidare innocente verso un pensiero, verso il loro primo volo di bellezza.
Auguri, piccola.



Ecco il video:

domenica 3 marzo 2013

Conservatorio, il valore di un vecchio diploma.

Francesca Librizzi, 20 anni da Polizzi Generosa al suo esame di X anno.


... con brevi parole  sul valore del vecchio ordinamento di pianoforte

                               Palermo, 25 febbraio 2013






Mi sono svegliato presto, lunedì passato. Un po' per via della notte difficile, raffreddore compreso. Il pensiero del diploma di Francesca trovava in quel mattino il suo culmine, la sua compiutezza; dopo dodici anni di percorso, dopo ultime settimane volte  a spartire inquietudini, tremori di cuore, sogni sospesi  verso la  meta di un giorno.
Uscire da casa sotto la pioggia di febbraio, avendo in sé la quieta idea di un accordo maggiore, il la bemolle della 110 di Beethoven, ci fa intendere quanto a volte sia consolante il nostro lavoro; quanto, ad esempio,  il  clamore del traffico risulti poco male se congiunto nella mente alle ariose ascese degli arpeggi - Beethoven appunto - con cui Francesca avrebbe da lì  a poco iniziato il suo programma.
Arrivare in  Conservatorio attendendosi la voce di Mario, il posteggiatore, che da vent'anni t'accenna la stessa canzone, (Con te partirò, !) sembrerebbe in quell'ora mattutina come il segno d' un atmosfera ferma, rituale, immutabile, se non vi  giungessero  il profumo e le tinte del mare, da poco lontano, con le sue tele cangianti e e il suo melisma di luce, innanzi alla città.
So, anyway...
Varcare il  portale del Bellini da oltre quarant'anni, equivale per me, sempre, imprescindibilmente a una ragione di far  festa. E' un meraviglioso harem sonoro, la nostra scuola; dove, salendo per le scale, il Laudate Dominum dell'aula di canto ben si mischia al Mephisto della stanza 21; dove i puri disegni di William Byrd sembrano confondersi coi flussi lievi dell'onde elettroniche.
Lunedi, per la sessione d'inverno, si sentiva più silenzio. C'era il Diploma di pianoforte. Per prima suonava Francesca.
L'attacco della Sonata 31,  nel suo sipario di armonie serene sul palco dell'Aula Scarlatti  giungeva a  dar vita come a un semplice, nuovo racconto sonoro; ai suoi quadri, alle sue scene, entro una linea d'orizzonte entro cui poter lasciare -  lei, nell'ultima prova da allieva  - la semplice essenza d'un pensiero, le ansie fruttuose, ogni  gesto cresciuto  all'alternarsi del lavoro e la fantasia, i dilemmi e le certezze, il rigore e la libertà.
C'era da mostrare tutto questo, onestamente: senza aspettarsi trionfi o temere disfatte, come amiamo ripetere da sempre.
Già.  Sono difficili, i diplomi di pianoforte. I vecchi diplomi, s'intende. Celano in sé tutta la  dura, fascinosa magia d'un mestiere così incantevole quanto inesorabile; attraversato dall'austera verità delle note scritte e, per questo, mai equivocabili. Non solo. Una verità  ancora assai intransigente, orgogliosa, poiché posta  al vaglio  d'altre regole se vogliamo ancora più alte; dettate, suggerite nel tempo dai grandi interpreti, dalle grandi scuole e divenute a loro volta indissociabili pietre di paragone: dogmi, quasi, di giustezze creative. E su ogni cosa - per Francesca, e gli altri con lei -  il nudo della propria umanità, fisica, intima,  da mostrare su un palco ad  un preciso istante, senza appelli o riprove, con l'obbligo di svelare le schegge di poesia tenute dentro al cuore,  vissute tra il confine di serbarle per sé e la speranza, invece, d'essere accolte...
In onore a tutto ciò e al suo senso mi è piaciuto indossare il vestito nuovo e la cravatta, l'altro giorno al diploma di Francesca. Come le altre volte, del resto. Come si fa in giorno festoso, importante. Come a un matrimonio. Con i parenti, trepidi, fervidi, invasi d'emozione, quasi che avessero il metronomo nel petto nel seguire Brahms e Debussy; con le belle signore, placide come davanti a una laurea qualsiasi, a sfoggiare in poltrona  i sensuali e intricati arabeschi delle calze; con gli amici, quelli veri,  discesi soltanto per lei  dalle alture innevate delle Madonie; con i compagni di pianoforte, combattuti tra la gioia della musica e la riposta  inquietudine d'immaginare sé stessi, domani,  in quell'uguale impresa; con chi vi scrive, tentato ormai invano, giù in sala,  dal bisogno di far strada, per Francesca, all'ultimo frammento d' un respiro o d'un colore.
Alla fine, lunedì, il riverbero della Toccate da Pour le piano affidava alla musica la sua sentenza felice: quel voto, quel dieci maximum, appagante che lei, la nostra giovane pianista aggiungerà ai ricordi delle cose più care.  Un segno. Un segno che intanto può bastare.
Prima che un richiamo tornerà a bussarle dentro. Il richiamo di far bene, ancora e di più,  in quest'arte per cui ha vissuto.



 "..Artificis maxima virtus est labor..."





Francesca Librizzi  al  suo diploma





A margine di questa pagina, vorrei dire grazie al papà di Francesca, Gandolfo Librizzi, mio amico.
La mattina degli esami, ancor prima che la mia allieva suonasse, ha voluto farmi dono di un pacchetto che, con una certa distrazione,  ho riposto nella mia cartella.
Tornando a casa, riaprendo casualmente la borsa e appena scorto il plico, vi ho scoperto, insieme a una lettera la custodia di un DVD con una dedica.
Ho avuto la curiosità di conoscere da subito il contenuto del disco.
E ho trovato una piccola, grande, commovente sorpresa:  c'erano tutti i video di Francesca, al pianoforte.  I suoi saggi, con lei ancora bambina,  e poi, di volta in volta, le vittorie e  i premi  ai Concorsi, fino agli ultimi concerti.
Mi è venuta in mente la sequenza dei baci in Nuovo Cinema Paradiso...

Credo  che questo dono sia valso tutto il lavoro di questi lunghi anni.










Francesca Librizzi esegue la Sonata op. 110 di  Beethoven














sabato 23 febbraio 2013

E la pioggia tra le nostre labbra.. ...








                                                    Palermo, febbraio 2013




Pensarti
tra queste parole.

Così sole
così nude.


Pensare al  tuo nome
inciso in quell'aria d'autunno
mentre cadeva la pioggia
tra le nostre labbra.


Pensare  a quel nulla
al silenzio dai vuoti cristalli
ch'era il tempo senza te.
E poi il tuo ritorno
che si spargeva sul mio vivere.


Pensarti.

Cercando quella volta
nel tuo ventre
i versi che non avevo scritto
e rincorrere il tuo grido
in un letto di bacche vermiglie.


Pensare a te.

Con la stanchezza
di chi muove la luna
d'inverno
per scaldare di luce i tuoi fianchi.


E pensare

alla ferita
che mi giungeva dritta al cuore
con la fragranza di un diamante

quando solo fingevi
o provavi

a dirmi addio.










I. Lawrence:   " Sight"              














lunedì 28 gennaio 2013

Giovanna Borruso in Recital per la stagione degli Amici della Musica di Palermo

Al Teatro Politeama debutto nella sua città da parte della giovane pianista palermitana, con al suo attivo felici  esperienze internazionali tra cui i concerti con orchestra all'Accademia Chigiana di Siena e alla Carnegie Hall di New York.


Lunedì 21 Gennaio, 2013





"...In ogni visione fuggevole vedo monti, immersi nei loro suoni cangianti di tonalità arcobaleno..."

Così il poeta russo Konstantin Dmitrievic Bal'mont scriveva nella  calda ombra del suo esilio parigino,  con i pensieri accesi verso  la sua grande città lontana, verso le gelide rive della Neva, l'amato fiume adagiato sul Baltico.
Non sfuggirono, al suo ritorno poi a Pietrograd, questi due brevi versi a Sergei Prokofiev per crearne un capolavoro assoluto, nel bel mezzo del clima preludente alla Rivoluzione.
Anche Giovanna, a suo modo, l'altra sera, nella riscrittura  interpretativa delle Visions fugitives ha saputo far rivivere, a noi e alla gremita platea del Politeama tutto il senso e il significato di un' opera d'arte straordinaria che tutto concede alle chanches  di ogni ricerca costruttiva: sul suono, sul colore, sugli innumerabili e mutevoli gradi,  pur rigorosi, del sentire espressivo.
Tra il dipanarsi dell'intero programma, (con la Polacca in sol  diesis  e II° Scherzo di Chopin, la Novelletta op. 21 di Schumann e il St. Francois de Paule di Liszt), abbiamo ritrovato in lei,  anche se così giovane, di là dai suoi trascorsi di enfant artiste del nostro Conservatorio, quel senso di nudità e coraggio che attiene alla sfera dei musicisti veri: una coscienza esecutiva permeata da anni di studio intenso, germinata su itinerari formativi di grande valore, resa possibile ora dalle tante verità che compongono il suo pensiero creativo. In due parole, su ogni cosa, la sensazione d' assistere all'esplicarsi, in questa ragazza, di una vita sinceramente dedicata alla musica, ugualmente divisa tra l'umiltà di  accettarne i disegni incompiuti  e l' orgoglio, la fierezza di saper dare il meglio di sé.
Per chi vi scrive, il poter accostarsi da un angolo del  loggione all'arioso  attacco della  Polacca il sol diesis è stato un qualcosa che ha avuto la virtù di un dono: un dono atteso, non tradito. Il dono di un brano mille volte proposto e tuttavia reso l'altra sera  d' una nuova veste,  tradotto in quel gesto di scolpire dall'alto delle braccia l'ebano nero dei tasti;  in quell'atto d' intingere di magia gli stessi spazi nutriti  dal silenzio; in quel bisogno di  segnare, così  ci è sembrato - cosa più bella - il cuore e i pensieri della gente giunta fin lì in teatro, ad ascoltare.
Il flashback di lei bambina,  con i suoi grandi occhi a sfidare le spirali  vorticose degli arpeggi, insieme  al fluire dei suoi vezzi innocenti  non poteva che condurre  a memorie  di sere  felici trascorse: a trofei di vittorie agitati  nell'aria tra il nugolo sereno degli applausi, tra l' imperlarsi in Giovanna della  gioia nelle tempie, sotto lo sguardo vegliante e pensoso di chi,  per prima,  ha sempre guardato  al suo avvenire...
E' stato un bel concerto, lunedì; dove ogni  facile eco  di ricordanze cedeva alteramente il posto allo spessore intrinseco dell'evento. Non ha rivelato ombre, lei nel suo pianismo:  soltanto la cosciente misura del volgersi ad un lavoro impervio,  e per questo meraviglioso: non occorrente di glorie, né di riscatti. Soltanto la musica, insomma: col  tendersi semplice al suo infinito.

Ad maiora, piccola.



Giovanna Borruso









Ecco il link con l'intervista  di Sara Patera:

http://www.facebook.com/notes/amici-della-musica-palermo/sara-patera-a-colloquio-con-giovanna-borruso/10152427018190125





Il pubblico del Politeama al concerto di Giovanna  Borruso














martedì 22 gennaio 2013

Schubert: Impromptu op.90 n.2 in Mib magg. Antonio Sottile, piano

Dopo Chopin  (Mazurka op.67 n. 4) su Youtube  il secondo brano dell'op. 90 composto da Schubert nel 1727, un anno prima della sua morte.Un breve ed essenziale  contributo iconografico  e l'impaginazione per il Web sono  stato curati insieme a RICERCHE VISIVE di Marco Fazio, giovane studente del Conservatorio di Palermo e dell'Accademia delle Belle Arti.


Ecco per voi questa mia esecuzione al pianoforte di un foglio che mi è molto caro. Ricordo che desideravo presentarlo agli esami di quinto anno, in Conservatorio. Il maestro volle negarmelo, preferendo farmi studiare    invece il Rondò Brillante di Weber. Non ci era lecito fiatare, allora, su tali questioni. Pssstt..! 
Fui costretto a inghiottire la cicuta di quella litania tediosa e interminabile di arpeggi: un acchiàna e scìnni senza requie, su e giù per la tastiera.  
Da allora non suonai mai più un rigo di Weber. 
Tanti anni dopo, tornando da Roma dopo l' editing con l'incisione di Schubert, andai a trovare il maestro a  casa sua. Mise il ciddì,  accese l'amplificatore del suo vecchio Marantz e si sedette sulla poltrona vicino alla finestra. L'Impromptu partì quasi senza chiedere permesso, terminando la sua corsa quattro minuti dopo.
- Certo - mi disse -  lo hai fatto bene il... Rondò Brillante di Weber, al quinto... - 
Ebbi un moto di sgomento, sembrai  non capire. Lui si alzò, mi venne incontro e prese a cingermi le spalle tra le sue mani grandi. Fu il suo primo abbraccio. Il primo di pochi altri.
Li porto tutti con me.