domenica 9 dicembre 2012

Dicembre


Ecco per voi questa mia poesia. Penso che possa andar bene, in un  giorno così.

Buona lettura.
 
 
 
 
 
 
 
Non ci sarà sole
 
al tempo nuovo
 
per  la mia canzone.
 

Nè poesia di inverni.


Ancora m'attempo alla tua porta.
 
 
E la neve discioglie  il suo cuore                                      
 
in silenzio.
 
Dove è la tua luce.
 
 
 
 
 
 
 





 
 
 

sabato 8 dicembre 2012

Un Duo di classica leggerezza

 




Alessandra Fenech e Valentina Inzerillo, violino e pianoforte, in concerto per il Salotto Musicale della Nuova Agimus.

 

Palermo,  Auditorium di Santa Cita, 29 Novembre 2012.

Da quando il Conservatorio rimane aperto fino a tardi, mi piace poter  fermarmi per le lezioni, un paio di volte a settimana, nelle ore serali.
A distanza di quarant'anni, dai tempi in cui da ragazzino vi andavo con i compagni di pianoforte per le prove ansiose dei saggi, il poter riprendere ora questo rapporto "notturno" con la mia scuola mi è sembrato una sorta di dono, di privilegio inatteso: così come tornare a scoprire, per le stanze, lo stesso odore vissuto e polveroso del legno degli Steinway, o ugualmente tra le pause di uno ètude, di un adagio, riascoltarmi il  fischio non lontano delle navi in rada e il loro dipartirsi tra le luci del porto,  splendido e con vista, dall'aula 44.
L'altra sera, la prima di  vera pioggia  in città,  pluie que lente che chiudeva il suo idillio con la calda magia dell'autunno, mi aveva riservato tuttavia una novità ulteriore: quella di uscirmene, per ultimo, dal Conservatorio e, al posto di compiere il tragitto verso casa, recarmi invece  a piedi nella chiesa di Santa Cita, poco distante, per il concerto di Valentina Inzerillo e Alessandra Fenech. In programma due Sonate di Beethoven e Brahms.
Il luogo del concerto, anch'esso, mi era nuovo: una piccola cripta sovrastata da arcate e da volte basse e severe, da poco rimbiancate,  proprio sotto al celebre oratorio del Serpotta.
Non ascoltavo Valentina, già  mia allieva di pianoforte, in pubblico da anni. L'abbrivio della prima Sonata beethoveniana, l'op. 12, mi è parso subito come il dipanarsi di un eloquio semplice, intimo, familiare, in accordanza con il disegno del violino che sembrava richiamare il sapore e l'atmosfera dei salotti musicali d'un tempo.
Suonavano bene entrambe. Si capiva del loro studio, della loro necessità di perseguire il senso di una linea chiara, di un'attenta idea di coerenza nel nome di una classicità dalla bellezza essenziale. Perchè la ricerca di classicità, lo sappiamo,  finisce per premiare sempre: come i tratti d’ una donna che noi ammiriamo per strada: sobria, d'una eleganza quasi priva di orpelli, e da ogni movenza accorgerci d'un suo fascino lieve, misurato, che sembra dar luce a ciò che le sta intorno.
Nell'intervallo sono andato a trovarle, Valentina e Alessandra, in un ampio stanzone della stessa cripta, riadattato a camerino. Osservavo i volti e i corpi accaldati d'entrambe segnati dalla giovinezza, dentro i loro lunghi bustier neri e leggeri, a carezzare il pavimento.
Ho amato molto, in quell'attimo, i loro sguardi: gli stessi di quelli di chi ama la musica, di quelli che hanno questo pensiero dentro sé, da seguire, da custodire. Gli stessi di quelli che hanno scelto l'arte come prima cosa, e scorgono il piegarsi, ogni volta, della propria mente agli uguali  bisogni di essa, come una creatura sopraggiunta con malia infinita  tra le rive del proprio  esistere e  da ciò mai più ripartirsene.
La seconda parte prevedeva  Brahms: la meravigliosa Sonata op. 78, costruita sul nostalgico tema del Regenlied, tratto dalla collana  degli  Acht lieder und Gesange. 
La ripartenza del duo è apparsa subito come un’ideale continuazione del percorso beethoveniano, tra le morbide danze dell’archetto qui in perenne dialogo con il ricamo pianistico, secondo l’opzione di uno stile esecutivo asciutto  e poco indulgente alle divagazioni romantiche.
Un bel concerto.
Ce ne siamo usciti, noi del pubblico,  contenti, pieni di quei suoni. Il tempo di un saluto al maestro di Alessandra, Antonello Mameli lì insieme alla sua bella moglie. E poi via per strada, in cuore alla notte piovosa, con la luce dei lampioni a specchiarsi nelle pozzanghere, e  l’ animoso film della gente, dietro  ai parabrezza.
Regenlied, dal tedesco, vuol dire Canto della pioggia.
Una coincidenza felice. Quasi che l’inverso tema del tempo lento sembrasse ora seguirmi lungo  il ritorno, e farmi ancora compagnia nella testa, tra le case basse del quartiere;  prima di disperdersi, sereno,  per l’aria di novembre.
 
 

 
 
Alessandra Fenech e Valentina Inzerillo all'Accademia Chigiana di Siena










Alessandra e Valentina, alla Chigiana, Estate 2012





 

lunedì 15 ottobre 2012

Non so dirti addio.. ...

Una poesia che viene d'autunno. Un bisogno di pensiero, dentro queste poche righe.
Wilhelm Backaus diceva che " il pudore di  un artista sta anche nell' adempiere al dovere  di render nuda e mostrare la propria anima  anzichè custodirne soltanto, di essa,  intimamente i segreti..." 
Ed ecco qui: un pugno di brevi parole. I soliti versi, forse. Per un'unica, sola canzone...
 










Non so dirti addio.


Tu

che sei manna per i miei deserti

giaciglio del mio peregrinare

sussurro che mi sorge nelle mani.



Mi attendo la tua sillaba

ancora

che viene a rendermi felice

in questa sera che avvolge  i tuoi  tratti

e li rende infiniti.



Dammi

dammi la primavera che io voglio...

il sangue adamantino

sgorgare copioso dalla tua bellezza.


Non so dirti addio.

Rimani.


E solo poi

la notte

struggente nemica

arrivi a reclamarti

e a prenderti per sè.


Come stella..  ...



                                                                                                      






 
                                                                                                          

martedì 25 settembre 2012

Il XXII anno con le Voci Bianche del Conservatorio. Primo concerto alle ex Scuderie Reali.

Il prossimo 19 Ottobre le Audizioni per l'Anno Accademico
2012 / 2013.
Le Voci Bianche anche quest'anno impegnate in un importante percorso artistico e formativo, con la partecipazione a concerti e  a festivals nazionali e internazionali.
Ecco il bando di partecipazione.

Palermo, 25 settembre

Le Voci Bianche hanno ripreso  l'attività  di quest'anno con il concerto alle ex Scuderie Reali del Parco della Favorita a chiudere le manifestazioni estive del Comune di Palermo. Un concerto che ha avuto i suoi risvolti  un po' romantici, con la prima pioggia d'autunno a cadere calda e leggera sopra il canto dei ragazzi. Non so come dirlo ma mi sono sembrati  quasi perfetti; impassibili nel loro aplomb innocente a sfidare l'acustica ingenerosa del singing all'aperto: singing in the rain, per l'appunto. Gioiosi, seri e felici innanzitutto di  essersi ritrovati, dopo la pausa dell'estate; e ancora più nel tornare ad appropriarsi di quel  senso di appartenenza comune, nel nome della musica e del  Conservatorio della loro città. 
Non volevano più andarsene, o ritrarsi dal cantare, innanzi  all'inatteso coupe de thèatre  del tempo: con i nuvoloni incombenti sui loro vocalizzi e sulle  rocce del Monte Pellegrino, splendide, tra i colori delle Opuntie/ficus  come  i palchi lussuosi  del Politeama...
Un programma un po' più breve, ad evitare un possibile nefasto sfogo dei nembi. 
E una immagine tenera fra tutte: quella di Mauro il trasportatore del pianoforte, lì ai lati del coro con una grossa manta di tela, in accesa tenzone con il temporale imminente; pronto a lanciarla sullo strumento se ce ne fosse stato bisogno. Un torero, Mauro,  con la manta, volteggiante tra sé, tra le note del Và pensiero.
Questo non ce lo saremmo mai aspettato!










domenica 9 settembre 2012

Chopin, Mazurka per pianoforte in la min. op. 67 n. 4

Enjoy the rest of the summer...

(with an essential Marco Fazio's video share)








Pubblico per la prima volta tra queste pagine una mia esecuzione pianistica: la mazurka op. 67 n.4 di Chopin  già edita dalla Nuova Era di Torino.
Insieme  a Marco Fazio, giovane musicista del nostro Conservatorio, abbiamo preparato un piccolo video essenziale, da accompagnare al brano.
Buon ascolto.



lunedì 20 agosto 2012

Ave, o dolce Regina ...

Una magica sera d'estate, nella festività della Vergine Assunta, ad Isnello.


 13 Agosto 2012, dal tramonto alla sera per le vie e le chiese  di Isnello.




Provo a scrivere dalla mia casa in città.
Fuggirmene dal paese è stato una sorta di bisogno.  Ogni tanto accade, di voler essere lontani dai luoghi, dalle cose che si amano; come a sospendere in noi, per un poco,  il fluire d'un legame di sangue in altro modo inarrestabile.  E voler sentirne tuttavia, di questo scorrere,  il vuoto, la mancanza;  prima che ne si  acclami forte il  ritorno,  tra le vene dei pensieri e del cuore... 
Nel viaggio di ieri dalle Madonie verso il mare  pensavo alla parte dei flicorni  in Ave o dolce Regina: a quel  disegno in arpeggi un pò troppo tendente all'uguale, al monocorde,  che - avvertivo -  doveva esser riveduto, in due  o tre battute.
Le stesse curve del  tragitto in macchina, sul percorso glorioso della Targa Florio,  sembravano aiutarmi nell'indicare in qualche modo un più sinuoso e naturale cambiamento al passaggio musicale, risolto infine  con  semplicità inattesa appena giunto alle porte di Palermo. 
Un giorno di onde e di spiaggia, oggi, con Carmen raggiante di sé nel nuotare ormai  sull'acqua alta, là dove vanno solo i grandi.
E adesso appunto, riprovare a scrivere tra queste pagine, su  una  sera d'estate, al mio paese.
Potrebbe non essere facile procedere dentro le parole di un  racconto che lasci rivivere appieno il percorso  di questa  esperienza cosi bella, resa  possibile  per dono di Dio, innanzitutto;   resa vera dall'impegno e dalla passione di tanti, dalla dedizione di una comunità intera  verso  la propria stessa identità; resa tale dall'anima degli uomini che ci hanno preceduto.
L'idea di ripensare a una fiaccolata o a una processione  per l'Assunta in verità l'avevamo carezzata da tempo. Di un simile rito ne abbiamo avuto notizia a tutt'oggi dai vecchi di Isnello, peculiarmente saggi e custodi di memorie e di accadimenti anche assai lontani nel tempo; sempre puntuali  e candidamente lieti  di esaudirci  ogni nostro bisogno di sapere.
L'ultima processione  all' Assunta, prima di altre avvenute già secoli addietro,  si era fatta ad Isnello nel 1951, successiva alla proclamazione del dogma Munificentissimus Deus da parte di Pio XII.
Avevamo quest'anno, in definitiva, ogni elemento utile per rendere fattibile intorno alla solennità del  15 Agosto un evento che attingesse a piene mani alla religiosità popolare, che vedesse il coinvolgimento della gente in un bel gesto unitario e che tutto fosse posto nelle mani dei tanti fedeli, appassionati, visitatori, sopraggiunti fino a Isnello.
Così è stato.
E' bastato  poco per vivere di un momento di poesia felice, con  il celeste barlume del cielo che quietamente cedeva alla sera, con i piccoli lumi dei ceri - i coppi  - ornati da  forme e colori di carta velina,  che proiettavano la loro magia tra i  vicoli. A portarli, gli uomini e le donne con le insegne dell'Assunta, dentro le loro vesti blu e argento, appena mosse dalla brezza leggera che giungeva da occidente. Parevano un fiume lento, nel loro ridiscendere da quel bianco grembo di pietre  gravide ancora  di sole, tra gli ultimi avari  profumi di rìgano, di  spigo, fino a giù  verso le case  adagiate una ad una al proprio fianco, come un calmo gregge che riposa nella valle.  Un andare, un palpitare medesimo di volti, di altere gaiezze. E i fanciulli appresso, teneri, fra lo stridore delle nike  ai piedi  e le tonache addosso a imitare di angeli, con le loro  lanterne variopinte. E i preti, accanto, con le  stole  d'ori preziosi e le cotte, ricamate al filet.  E Alessandro, abitino al petto ed enorme megafono in spalla, puro, gioioso scudiero (o destriero, chissà,) votato al sacrificio...
Dietro ad essi,  la piccola vara con la statua lignea della Vergine, un gioiello carpito alla nicchia  dell' organo Andrònico in Santa Maria che dopo  secoli, ora, ripercorreva  l'aria e le vie dell'antica Menzìl,  lieta, pàga di questa insolita, e felice fuga  dalla sua dimora.
Giusto il tempo di una uscita breve, una sortita da Regina, appunto:  dolce,  Lei, osservando  quella  sincera, filiale  moltitudine  chinare lieve il capo al Suo passaggio...
Non si sa bene cosa fosse, il tutto. Se, come detto,  una processione o una fiaccolata o una Frottola ossia l'inno sacro da cantarsi per le strade. Di certo,  la  scelta di itinerari desueti,  fra  straduzze remote riconduceva  a inattese riscoperte di bagli, salite,  cortili,  come  immersi nel respiro del passato. Mancava quasi soltanto di rincontrare, di là dalla porta di una casa o di una stalla, il suono di voce d'un amico perduto o un sorriso infinito di madre, lassù a una finestra...
Sopra ogni cosa il  dire del Vangelo, a  frangere di verità  l'incanto del silenzio, là innanzi ai piazzali delle molte chiese. E  il cantare e il suonare del coro, della banda, ergersi in un unico fiato, in contraddanza alle luci  e alle ombre della ridiscesa notte; a consòlo d'un pensiero,  d'un bisogno mai raggiunto dalle sole parole.



           
                             " Ave, o dolce Regina ..." riprese amatoriali del Prof. Giuseppe Carollo





La locandina  dell'evento






I palii e  il paese, 






Discesa da S. Maria,  al crepuscolo






L'Assunta  in piazza






Sosta, nella Chiesa dell'Annunziata






"Ave o dolce Regina ..  ... "  nella notte
                            
                         

                                                                                                        foto  di Giuseppe Cultrara
                                                                                                                Rosario Cascio

mercoledì 11 luglio 2012

Papillon... (Un mattino di ottobre)




Petit hommage à Patrizia Pitrolo











                     

Sembrava come dipinta, l’ aria,  dentro a quel mattino di Ottobre, in quella striscia di strada tra il mare, il porto  e la città,  percorsa dalle ridda dei gabbiani, lì a decine a trafiggere l’azzurro, incerti, gli uni e gli altri,  se optare  per le linee delle grida o  quelle della danza.
Ci incamminammo dalla piazza del Conservatorio  per le strette vie del centro, percorrendo a passi che sapevano un po’ di vago e di ansioso gli esili spazi di luce guadagnati dal sole,  cadenzando e unendo il nostro andare con i disegni delle  bàsole ineguali  sul selciato, e le voci dei venditori mattutini.  
Osservavo lei,  ogni tanto, dinanzi al frastuono degli incroci,  sotto ad antiche case  che il nero dello smog rendeva così desolate e pure bellissime. Ammiravo la sua libertà di ragazza che le sembrava scritta tra le onde lievi dei capelli, dentro al suo  vestito di seta di colore blu ma soprattutto la sentivo vicina, per quel fluire  costante di pensiero che  già le pulsava fin dall’alba dritto alle tempie: il pensiero di un concerto da tenere, lei, da lì a poco, nel teatrino di una scuola.  Un concerto di pagine romantiche, con il suo proprio volo di sogni,  carezzato, cercato  fino a quel giorno con un qual senso  di atteso, durevole  e serbato timore, che potesse  ora, ad un  tempo,  prender vita e  farsi suono…
Apparve in scena, Patrizia, avvolta in un nugolo di ragazzi come lei, già felici, di per sé d’essere evasi a quell’ora  dal consueto grigiore delle aule, dalla prigionia dei libri, dai sguardi  seriosi  dei loro  professori.
Il tempo di un inchino.  Breve, pensato, studiato;  così come l’aveva preteso il maestro il giorno innanzi.  
E via. L’ attacco di Schumann, la corona di quel  re naturale  al basso, in ottava,  tra la magia d’un respiro sospeso … Ed il resto, poi, mano a mano,  come corde leggere che arpeggiano nel vento e farfalle, ed echi di feste, ed amori trascorsi tra le rive d’un fiume …
Seguitava a suonare, la nostra amica, e gli occhi dei ragazzi ora cominciavano a cercarsi, a interrogarsi forse di qualcosa  o ad essere presi da quelle note nuove, così belle, così lontane dai loro miti, mai raggiunte fino ad essi dalle radio e dai juke box; mentre qualcuno, tra   la calda  penombra della sala, già si baciava con una qualche rubata tenerezza, dietro ad  un pilastro.
Chissà se abbia visto, Patrizia, tra lo scorrere dei suoi suoni di quel giorno,   come in una  sorta di flash back inverso, anche solo una scheggia, una clip  breve della sua vita futura. La musica, l’umiltà, l’impegno, l’integrità,  la passione, il servizio. E il tutto senza venir meno al suo amato, sublime mestiere di donna e di madre.
Papillon, l’opera 2,  intanto, continuava il suo viaggio, le sue calde tempeste d’Estate, i suoi sussurri di memorie semplici,  di storie che mai si perdono, di canzoni mai sconfitte dalla notte...
Come quell’ultima danza, quel tre quarti  in Re maggiore da farsi al tempo IN UNO, e quell’epilogo lento, calmo, spianato al sereno.
Come i tuoi ultimi giorni.
E noi, al contrario di Schumann, non faremo echeggiare  ora,  per te,  nessun silenzio al rintocco delle sei, da scolpire nell’aria o sopra un tasto; nessuna alba che approdi a  un’ oblio, nessun sonno che vibri tra il nulla.
Riscriveremo  quella pagina stessa  che, semplice, conduca al tuo pensiero.
Una sorta di perpetuum mobile, un canone infinito,  un disco che si incanta, che mai rifugge dal suo solco.

                                                                                    Palermo,   19 luglio 2011



Patrizia Pitrolo