mercoledì 5 giugno 2013

Federico Di Noto, Gabriele Laura, Carmen Sottile,: vincitori ai recenti Concorsi Nazionali per allievi pianisti.


Importanti occasioni di confronto per i tre giovanissimi  allievi  del Conservatorio di Palermo al XVIII Concorso Nazionale Benedetto Albanese di Caccamo, alla III Edizione del Musical Museo  di Caltanissetta, al XIX Concorso Musicale Città di Palermo e al XVII Concorso Nazionale Napoli Nova di Napoli.






Mi ricordo il saluto e le parole a fil di voce del Maestro, tanti tanti anni fa,  prima che m'accingessi a partire in treno - avevo 16 anni -  alla volta del Concorso Liszt di Livorno:  " Sono solo un passaggio, i Concorsi. Fuochi di paglia... Da dimenticare presto come gli amori e le passioni dell'estate; come la ricchezza vacua d'una lotteria. Voglio dirti che il sopraggiungere di un respiro nuovo, uno solo, e il porgerlo, poi, ad ogni lezione dentro al valore della musica, vale certo di più. Ricordalo." 
Non feci granché caso al  suo monito; preso da ben altri  dimentichi pensieri,  che andavano così lontano da  primeggiare sugli stessi salti e sugli  arpeggi degli Etudes d' après Paganini da eseguire.  
Si è giovani una sola volta, lo sappiamo.  E il gusto della saggezza non attecchisce, assai spesso, nel nostro palato. 
Ora, che assicùto quando posso i ragazzi lungo questi appuntamenti, spartendone con essi  le vicissitudini  e le scelte,  benché sometimes faccia finta di dimenticare il sapore di quella frase, il suono del pensiero di Vincenzo Mannino, con il suo fiato alitante  torna invece a bussarmi dentro l'anima. A ricordarmi, a insegnarmi, a commuovermi. Con la severità mischiata alla leggerezza. Con il rigore congiunto all'abbandono. La fierezza accanto all'umiltà. Con il grido unito ad un soffio...
Il pianoforte, insomma: e l'incessante meraviglia del suo mondo...



Ecco le foto dei ragazzi. 
A presto su questa stessa pagina web alcuni loro video amatoriali.






Federico Di Noto e Gabriele Laura,
 Primo Premio per ciascuno  ( Cat C) al 3° Concorso Nazionale Musical Museo di Caltanissetta 

                                                                          




   


Carmen Sottile e Gabriele Laura
 Primo Premio, rispettivamente nelle Cat. Junior e B al XIX Concorso Nazionale "Città di Palermo"


                                                                        



  

                                                                                                                                 

Carmen Sottile
Prima classificata, (Cat. B) al  XVIII Concorso Nazionale Napoli Nova di Napoli











martedì 28 maggio 2013

Beethoven e lo sfincionello...

Mattinata in Conservatorio con break alternativo....



















Martedì 28 maggio, ore dieci e trenta. Edoardo  attacca al piano il  Largo  dalla Sonata 31 no. 2 di Beethoven. L'accordo arpeggiato si effonde calmo dalle le mani  alla stanza. Un fluire di pensosità fervida, accesa; un cantare quasi solitario affidato alla destra, dentro al mattino grigio percorso da una bozza di scirocco.
Proprio sul Si bemolle evocato in mezzopiano, dalla strada sottostante udiamo, io e  gli  allievi, un grido gracchiato e impietoso di megafono che lancia il suo tuonante,  atavico bando: ORA ORA ! 'U SFUINNAAAVU ! SPINCIONELLO!
Lascio la sedia accanto allo strumento e mi lancio verso la finestra. Spalanco in un fulmine la persiana  e scorgo di sotto  una lapa  gialla col tettuccio. Non esito anch' io a chiamare ad alta voce: - " ZZìu! Zzìu! aspittàssi! "  Un uomo con i capelli unti, forse dello stesso olio dello sfincione, mi risponde con un gesto d'autorità antica, solenne, facendo di sì col capo e sorridendo sornione, dietro ai suoi occhiali da fondo di bottiglia...
Edoardo intanto era già lì, volato  come uno sprinter fin giù per le scale del Bellini verso quell'oasi itinerante, odorosa di cipolla e mollica. 
Ho il  tempo di assistere dal parapetto dell'aula 24  all'esitazione della trattativa, con la carta dei cinque euro, ormai anch'essa di irrimediabile e untuosa memoria, finita quasi insieme al cibo da avvolgere.
Ma sì !  Una volta tanto Beethoven può aspettare. (Chissà, forse anche al vecchio, grande uomo di Bonn sarebbe piaciuta una porzione di sfincionello, in una delle sue passeggiate tra i giardini del Prater..!) 
Ed eccoci qui:  con l'orgoglio del fast food palermitano in bella mostra sopra al leggìo ed il pezzo caldo tra le mani, senza tovagliolo...
La Sonata, poco dopo, riprendeva il suo viaggio sonoro. Non riesco a spiegarvi il come,  ma il tocco di Edoardo, aleggiante nella stanza, mi sembrava  ora avesse un non so chè di pesante...




Oggi a lezione, Aula 24.

domenica 26 maggio 2013

Vivere, senza te


 E' il testo d'una canzone. Ne ho scritto anche la musica.
 Una cosa leggera.

Vorrei cercarmi un bravo arrangiatore...


Buona lettura, intanto.











Vivere.

Senza te /

Con quel tuo nome

chiuso

dentro me /


per le strade

in fondo ai bar /

il tuo pensiero

appeso all'anima /



Ed ora che

tu sei già via /

di fronte al mare

seguo la tua scìa /


e mentre il sole annega

in dolce oblìo /

averti in me

non sembra mai un addìo.../
                                                                    


E il vento cancelli
                
stanotte

le impronte d'ogni altra carezza /

così che un fuggire d' ebbrezza              

dalle tue labbra  nude,

allora

amore,

mi verrà.../



E svelerò

quella magia:  ...  /

perchè il delirio

in te

si fa poesia... /

Perchè la rosa

mai appassisce /

l'eco di un sogno

mai svanisce /

di te

qui nella vita mia.../




                                               
Vedrò già il mio cuore
                                                 
stanotte

smarrirsi piano al tuo sorriso /

                                               
e un tratto di luce al tuo viso /

come una perla schiusa

in fondo al mare

amore,

mi verrà.../
                           








Victor Fathaus:          " donna"           1989







                                                                              All rihgt reserved, 2013                                          
                                                                                         


















                                                     

martedì 7 maggio 2013

Il debutto di Gabriele Laura in Recital alla Feltrinelli

Successo del giovanissimo pianista, 14 anni, impegnato nel salotto musicale e letterario palermitano in un concerto antologico con  Bach, Mozart, Chopin, Liszt, Debussy.




Palermo, 22 Aprile 2013.



"Vincenzo Bellini suona alla Feltrinelli."
 No. Non stiamo scrivendo qui del celebre "cigno di Catania",  ritornato in terra  ad eseguire, per via d'avveniristici  miracoli del Dna, il sublime  "Ah non credea mirarti"  ad appena duecento anni dalla sua creazione!
E' il titolo, invece, di una felice iniziativa del nostro Conservatorio e del suo direttore Daniele Ficola nel proporre un'organica serie di appuntamenti  di  rilievo nella sede della nota libreria di via Cavour, con protagonisti alcuni dei migliori giovani e giovanissimi provenienti  dal vivaio della nostra Istituzione.
Gabriele era al suo recital d'esordio, lo scorso 22 Aprile: oltre 40 minuti di performance, da Bach a Debussy. Un bell'itinerario, entro stili diversi. Un racconto sonoro che vedeva l'alternarsi dei brani più significativi del suo repertorio con altri presentati, appunto, per la prima volta.
L'atmosfera della musica alla Feltrinelli suole ogni volta comporsi di aspetti vivi, leggeri, quasi colloquiali. Non è raro che un cliente della libreria possa candidamente imbattersi nel musicista di turno intento a provare, e iniziare magari con lui  una conversazione; o che qualcun altro possa ritrovarsi a migrare d' emblée dal severo impegno d'una lettura verso l'incanto inatteso delle semicrome. Bella gente, insomma,  tra i libri e le sale:  effigi dall'umano mondo; dal  barbuto veterano intellettuale  di sinistra che si aggira serioso tra gli scaffali alla prosperosa fanciulla profumata di essenze d' ambergrìs, con la  lunga veste ondulata a carezzare il parquet.
Ho visto Gabriele  sentirsi a suo agio in quel luogo, prima di accostarsi al pianoforte. Mi è parso tuttavia di leggere qualcosa di diverso, questa volta,  nel suo sguardo: una pensosità nuova, lievemente vibrata, prelude già alla musica da offrire. Una dedizione - nell'animo del  giovanissimo pianista  -  segnata da linee e da tragitti mille e mille volte intrapresi e tuttavia pregnati ora da un senso di vaghezze lievi, di  teneri scandagli del cuore: tutto ciò che compone, insomma, il mistero dell'arte e la magia dell'essere lì  a prepararsi per il pubblico.
Il ragazzo  ha sentito e nutrito il bisogno di dare in questa occasione altre importanti risposte, di sé: più di ogni cosa l'avvio di una ricerca maggiormente addentrata verso il suono e le sue prospettive, oltre ad una più attenta considerazione riguardo all'approccio  stilistico e sugli autori.
Il  concerto alla Feltrinelli è stato per Gabriele un momento indimenticabile della sua crescita musicale, dalla risultante consapevolezza che la pur assai utile esperienza dei concorsi non vale di certo  l'incanto di un recital  tutto proprio, con la gioia dei tanti lì ad applaudirti, che equivale alla stessa gioia di suonare per ciascuno di essi.
" Do ut des"  - direbbero i latini.
 " Do ut diesis "  risponderebbe  Turi,  il mio amico posteggiatore, anch' egli esperto che di lingue antiche...

Ad maiora, Gabri.


Ecco alcuni video del  recital:

domenica 5 maggio 2013

Carmen Sottile, Primo Premio Assoluto al XVIII Concorso Nazionale "Benedetto Albanese" di Caccamo.

La giovanissima allieva del Conservatorio Bellini di Palermo, 9 anni, ha eseguito nella categoria A del Concorso l' Allegro dalla Sonata op. 32 no. 3 di Clementi.


Caccamo, 27 Aprile 2013



Torno a scrivere, dopo intere settimane, fra le pagine di questo blog. Una buona ragione per farlo è un piccolo video postato da Ferdinando Laura, papà del mio alunno Gabriele, in occasione del concerto dei vincitori al Concorso di Caccamo di pochi giorni fa. Un gesto di gentilezza e attenzione da parte sua verso Carmen, nel riprenderla al suo primo appuntamento  nel  vivo di una competizione pianistica.
Vedere e sentire la mia bambina al pianoforte, nel " posto più bello e solitario che esista " - così lo descrive Wladimir Horowitz -  non può non ricondurmi ad altre emozioni vissute  e condivise con gli allievi dentro il percorso di questi anni.  Un viaggio di gioiose avventure tra i loro animi e i loro sogni, tra i  cangianti riflessi delle loro diversità, tra il respirare mutevole delle loro indoli. Come la musica, del resto: come un mai uguale disegno o flutto d'onda che appare e si  adagia innanzi alle rive...
Certo, di questa esperienza o di là dal divenire di altre in futuro,  non dimenticherò le parole di Carmen appena al suo risveglio, prima della partenza verso il luogo dove avrebbe suonato.  - "Papà, mi sento le farfalle danzare nello stomaco " -
Sì le farfalle. Il loro trepidare innocente verso un pensiero, verso il loro primo volo di bellezza.
Auguri, piccola.



Ecco il video:

domenica 3 marzo 2013

Conservatorio, il valore di un vecchio diploma.

Francesca Librizzi, 20 anni da Polizzi Generosa al suo esame di X anno.


... con brevi parole  sul valore del vecchio ordinamento di pianoforte

                               Palermo, 25 febbraio 2013






Mi sono svegliato presto, lunedì passato. Un po' per via della notte difficile, raffreddore compreso. Il pensiero del diploma di Francesca trovava in quel mattino il suo culmine, la sua compiutezza; dopo dodici anni di percorso, dopo ultime settimane volte  a spartire inquietudini, tremori di cuore, sogni sospesi  verso la  meta di un giorno.
Uscire da casa sotto la pioggia di febbraio, avendo in sé la quieta idea di un accordo maggiore, il la bemolle della 110 di Beethoven, ci fa intendere quanto a volte sia consolante il nostro lavoro; quanto, ad esempio,  il  clamore del traffico risulti poco male se congiunto nella mente alle ariose ascese degli arpeggi - Beethoven appunto - con cui Francesca avrebbe da lì  a poco iniziato il suo programma.
Arrivare in  Conservatorio attendendosi la voce di Mario, il posteggiatore, che da vent'anni t'accenna la stessa canzone, (Con te partirò, !) sembrerebbe in quell'ora mattutina come il segno d' un atmosfera ferma, rituale, immutabile, se non vi  giungessero  il profumo e le tinte del mare, da poco lontano, con le sue tele cangianti e e il suo melisma di luce, innanzi alla città.
So, anyway...
Varcare il  portale del Bellini da oltre quarant'anni, equivale per me, sempre, imprescindibilmente a una ragione di far  festa. E' un meraviglioso harem sonoro, la nostra scuola; dove, salendo per le scale, il Laudate Dominum dell'aula di canto ben si mischia al Mephisto della stanza 21; dove i puri disegni di William Byrd sembrano confondersi coi flussi lievi dell'onde elettroniche.
Lunedi, per la sessione d'inverno, si sentiva più silenzio. C'era il Diploma di pianoforte. Per prima suonava Francesca.
L'attacco della Sonata 31,  nel suo sipario di armonie serene sul palco dell'Aula Scarlatti  giungeva a  dar vita come a un semplice, nuovo racconto sonoro; ai suoi quadri, alle sue scene, entro una linea d'orizzonte entro cui poter lasciare -  lei, nell'ultima prova da allieva  - la semplice essenza d'un pensiero, le ansie fruttuose, ogni  gesto cresciuto  all'alternarsi del lavoro e la fantasia, i dilemmi e le certezze, il rigore e la libertà.
C'era da mostrare tutto questo, onestamente: senza aspettarsi trionfi o temere disfatte, come amiamo ripetere da sempre.
Già.  Sono difficili, i diplomi di pianoforte. I vecchi diplomi, s'intende. Celano in sé tutta la  dura, fascinosa magia d'un mestiere così incantevole quanto inesorabile; attraversato dall'austera verità delle note scritte e, per questo, mai equivocabili. Non solo. Una verità  ancora assai intransigente, orgogliosa, poiché posta  al vaglio  d'altre regole se vogliamo ancora più alte; dettate, suggerite nel tempo dai grandi interpreti, dalle grandi scuole e divenute a loro volta indissociabili pietre di paragone: dogmi, quasi, di giustezze creative. E su ogni cosa - per Francesca, e gli altri con lei -  il nudo della propria umanità, fisica, intima,  da mostrare su un palco ad  un preciso istante, senza appelli o riprove, con l'obbligo di svelare le schegge di poesia tenute dentro al cuore,  vissute tra il confine di serbarle per sé e la speranza, invece, d'essere accolte...
In onore a tutto ciò e al suo senso mi è piaciuto indossare il vestito nuovo e la cravatta, l'altro giorno al diploma di Francesca. Come le altre volte, del resto. Come si fa in giorno festoso, importante. Come a un matrimonio. Con i parenti, trepidi, fervidi, invasi d'emozione, quasi che avessero il metronomo nel petto nel seguire Brahms e Debussy; con le belle signore, placide come davanti a una laurea qualsiasi, a sfoggiare in poltrona  i sensuali e intricati arabeschi delle calze; con gli amici, quelli veri,  discesi soltanto per lei  dalle alture innevate delle Madonie; con i compagni di pianoforte, combattuti tra la gioia della musica e la riposta  inquietudine d'immaginare sé stessi, domani,  in quell'uguale impresa; con chi vi scrive, tentato ormai invano, giù in sala,  dal bisogno di far strada, per Francesca, all'ultimo frammento d' un respiro o d'un colore.
Alla fine, lunedì, il riverbero della Toccate da Pour le piano affidava alla musica la sua sentenza felice: quel voto, quel dieci maximum, appagante che lei, la nostra giovane pianista aggiungerà ai ricordi delle cose più care.  Un segno. Un segno che intanto può bastare.
Prima che un richiamo tornerà a bussarle dentro. Il richiamo di far bene, ancora e di più,  in quest'arte per cui ha vissuto.



 "..Artificis maxima virtus est labor..."





Francesca Librizzi  al  suo diploma





A margine di questa pagina, vorrei dire grazie al papà di Francesca, Gandolfo Librizzi, mio amico.
La mattina degli esami, ancor prima che la mia allieva suonasse, ha voluto farmi dono di un pacchetto che, con una certa distrazione,  ho riposto nella mia cartella.
Tornando a casa, riaprendo casualmente la borsa e appena scorto il plico, vi ho scoperto, insieme a una lettera la custodia di un DVD con una dedica.
Ho avuto la curiosità di conoscere da subito il contenuto del disco.
E ho trovato una piccola, grande, commovente sorpresa:  c'erano tutti i video di Francesca, al pianoforte.  I suoi saggi, con lei ancora bambina,  e poi, di volta in volta, le vittorie e  i premi  ai Concorsi, fino agli ultimi concerti.
Mi è venuta in mente la sequenza dei baci in Nuovo Cinema Paradiso...

Credo  che questo dono sia valso tutto il lavoro di questi lunghi anni.










Francesca Librizzi esegue la Sonata op. 110 di  Beethoven














sabato 23 febbraio 2013

E la pioggia tra le nostre labbra.. ...








                                                    Palermo, febbraio 2013




Pensarti
tra queste parole.

Così sole
così nude.


Pensare al  tuo nome
inciso in quell'aria d'autunno
mentre cadeva la pioggia
tra le nostre labbra.


Pensare  a quel nulla
al silenzio dai vuoti cristalli
ch'era il tempo senza te.
E poi il tuo ritorno
che si spargeva sul mio vivere.


Pensarti.

Cercando quella volta
nel tuo ventre
i versi che non avevo scritto
e rincorrere il tuo grido
in un letto di bacche vermiglie.


Pensare a te.

Con la stanchezza
di chi muove la luna
d'inverno
per scaldare di luce i tuoi fianchi.


E pensare

alla ferita
che mi giungeva dritta al cuore
con la fragranza di un diamante

quando solo fingevi
o provavi

a dirmi addio.










I. Lawrence:   " Sight"