I
giovedì 26 settembre 2013
sabato 24 agosto 2013
Damiano Virga, il percorso di un uomo, tra cultura e poesia
![]() |
| Damiano Virga Pernice (1910- 1981) |
Un mio breve post dedicato a Damiano Virga Pernice: medico, letterato, politico, protagonista autentico della storia recente di Isnello, in occasione della presentazione del suo libro di poesie
E sorgerà quell'aurora candida, pubblicato da Edizioni Arianna.
Da
“Museo d’ombre “ di Gesualdo Bufalino:
“… Non dovremmo mai
smettere di rendere onore a quelle
miscellanee, a cura di Municipi e Pro Loco che si stampano, in provincia, qua e là. Opere incòndite, spesso , come
i Barbanera e i Lunari d’una volta,
ma che non saranno mai lodate a dovere:
serviranno domani, forse, depurate dalle senili tossine della nostalgia, a chi,
tra la polvere degli scaffali, non cerca soltanto i
testi senza tempo dei poeti supremi, ma fiuta il calore residuo delle esistenze che furono,
le pedate furtive della storia minore, quasi sempre più maestra d’ ogni
altra… Poiché storia non è solo quella
conservata negli annali del sangue e della forza; bensì quella legata al luogo,
fisico e umano in cui ciascuno di noi è
stato educato. Storia è il gesto
con cui s’intride il pane nella
madia o si falcia il grano; storia è un nomignolo fulmineo, un proverbio accattivante, l’inflessione d’una voce, la sagoma d’una tegola, il
ritornello d’una canzone; tutto ciò,
infine, che reca lo stemma del lavoro e
della fantasia dell’uomo…”
Ho scelto questo incantevole paragrafo da Museo d’ombre, quale preludio possibile ad alcuni miei brevi pensieri su Damiano Virga, protagonista autentico nella recente storia di Isnello.
Voglio
ringraziare la signora Magda e i suoi
fratelli, oltre ad Arianna Attinasi, mia allieva musicista ed
editrice, dell’ invito affettuoso ad essere
qui.
Voi
mi scuserete se
non sarò all’ altezza di narrare ,
di là da poche cose, intorno a fatti o a episodi concreti che attengano alla vita di quest’uomo importante. Ma qualcosa proverò a dirla ugualmente. Poiché,
come ci accade in certi libri di
racconti e d’ avventure, dove i personaggi ci appaiono nella loro entità fisica, viva, e il respiro dello loro azioni li fa
assurgere ad eroi del nostro
immaginario, così la figura umana e creativa del Dottore Virga, nel tempo, ha
finito per esserci vicina, sempre
più, lungo le trame e i percorsi del nostro intrinseco, profondo legame
con Isnello. Una sorta di conoscenza
fatale, imprescindibile, trapelata man mano guardando ai riflessi copiosi e fecondi di tante sue idee e
iniziative, venute fuori dalla forza entusiasta del suo
lavoro e del suo impegno.
Ci
piacerebbe conoscere tanto, del dottore. A
partire da minime cose. L’andare dei suoi passi, ad esempio; nel
tragitto che portava dal suo studio di medico al Comune; oppure il suo suono di
voce, a scandire nell’aria la
parola di un saluto; e da questo, comprendere, di lui, il bisogno di sentirsi vicino alla sua gente. O piuttosto, il suo essere poeta:
a stringere, socchiudere gli
occhi, cercando, tra il silenzio disceso da Montaspro, dai meandri di sestine o
settenari, l’atteso e invocato orizzonte
di sillabe e rime…
Ciascuna
di queste sue passioni meriterebbe stasera di essere qui discussa e sviscerata
e, siamo certi, lontano dalla fragilità, o dal limite che accompagna l’agire di tutti gli uomini, troveremmo
sempre un frammento o un indizio felice, in lui, per accrescergli il senso o il tributo d’una gratitudine.
Di
là dal raccogliere insieme il momento e
il valore d’un libro che nasce, della sensibile attenzione dell’ editore, del puro e assoluto slancio da parte dei figli
nel vedere dulcis in fundo pubblicata l’opera del padre,
ci sembra giusto non lasciar dimenticare l’altra opera, quella non
scritta, compiuta dal Virga ad Isnello,
per interi decenni in fatto di risveglio
culturale, di rinnovata coscienza
sociale, di acclamata, febbrile ricerca dei
propri cromosomi di identità.
E
forse un altro ancor più rilevante messaggio che egli ha
voluto lasciarci è legato alla sua stessa
capacità di dialogo e di intesa
con altri uomini colti, con altri pensieri illuminati, con altre menti
dischiuse, condividendo insieme ad essi
il dono e il merito di passar oltre,
talvolta, al disagio di aspri
e annosi conflitti pur di fare il bene del paese, pur di lasciare un solco di fertile e
fruttuosa risultanza al fluire dei suoi
intenti, delle sue promesse.
Lo
stessa promozione di dialogo che
oggi tra noi ahimè, troppe volte si è incapaci di intessere, di costruire, mortificando la coralità dei gesti in favore
di sordidi egoismi, o anteponendo
ostinate resistenze al divenire
del nuovo, e contro il nuovo brandire
spesso le armi vacue e cieche del giudizio.
Di
uomini come questi si avrebbe bisogno, ancora oggi: affinché le
nostre comunità non vengano ghermite, ce lo
ha detto il papa, dalla globalità dell’ ignavia
e dell’ indifferenza. E i giovani
vengano presi e conquistasti, per prima cosa,
dall’ insegnamento dei padri, e carpirne da essi
l’eredità più viva, l’eredità degli stessi sogni, come accadde a suo tempo al dottor Virga, col
proprio genitore, cultore anch'egli dell'arte dello scrivere.
Vorremmo
solo pensare, in una sorta di flashback,
di esile gioco tra tempo e memoria, alla
tenerezza di questo déjà vu tra padre
e figlio, tra don Carmelo e Damiano, tra il genitore poeta e il suo ragazzo. Al loro scambiarsi, tra il rosa/tramonto della Madonia, il profumo
delle metriche e dei versi, come frutti del loro stesso giardino, provenuti dall' albero e dai rami del loro stesso cuore …
E
vorrei ora, poter ricambiare con piacere al segno di una cortesia fattami da uno di voi figli qualche tempo addietro, a cui
domandai la copia del manoscritto d’una poesia di vostro padre. Una poesia che risultò utile, anzi, indispensabile, per il mio "Canto di Maggio" Una poesia che molti, molti di noi abbiamo
imparato a conoscere…
La Frottula
La Frottula
Tra
i tanti cosi rari di sarvari
d’ì
vecchi tradizioni tramuntati
una ci nnè, ch’ è digna di cuntari
tra li cosi prisenti e li passati…
tra li cosi prisenti e li passati…
Fròttula
la chiamàru p’ì la genti
ca a fudda e a frotti vi participava
cull’ alligrizza e l’animu ‘nnuccenti
e
lu firvuri di la genti brava.
E
fròttula la chiàmanu i paisani
ca
si fa prima di la pricissioni.
E’
l’ura pi li giùvini cristiani
di
diri ‘n coru preci e orazioni.
Sti Fròttuli, ca sù sempri diversi
sunnu cumpusizioni musicali
ca
sù cantàti cu l’antichi versi
a’
gloria d’ù Santuzzu di l’annali.
Grapi
lu curteu ‘na fanfaredda
doppu vennu palii e paliiceddi
E doppu arriva puru ‘a varicedda
parata
cu li favi e i lavuredda.
I
cantùra schirati ‘n prima fila
vannu
cantànnu lodi a lu Signuri
lu
cumannanti ‘u primu versu sfila
c’u
‘nà gran vuci e tuttu lu sò arduri.
A’
fanfarredda sapi la so parti
e
accompagna lu cantu già trascrittu
e
sona cù maistrìa, sona cull’ arti
pi
tuttu quantu è longu lu tragittu.
Cantannu d’accussì furrìa ‘u paisi
e cu ‘a maschiata speddinu li sona
dannu
a tutti li genti già l’avvisi
ca di la chiesa passa ‘à pricissioni. ..
Certo, questa sera,
convinti dall’ esser vero che l’arte, più di ogni cosa, più dello stesso pensiero, può e
sa ricondurci al rifiorire del passato, col suo magico sacco, col suo strascico vivo di galassie lontane, vorremmo
come poter immaginare d’avere qui,
sbarcato da chissà quale navicella,
l’uomo che stiamo celebrando, ricevendolo come si fa con un amico che ritorna.
E parlargli, chiedergli, condividere,
dibattere, intorno alle cose che amiamo:
prima di tutte , le sorti del nostro
paese. Ne avremmo da lui risposte altere, non desuete; di certo miranti all’ avvenire, dell’ uguale sostanza di chi sa
foggiare o ideare, e sa tradurre
poi il tutto nelle semplici azioni del vivere.
Infine, prima che egli riprendesse il viaggio verso i pulviscoli leggeri
del Gran Carro, saremmo lieti di riservargli una sorpresa:
la stessa che facciamo ora a voi che siete qui; l’ascolto dei
versi del padre, Don Carmelo Virga, mentre
intessono il loro canto, il loro
Adagio dolce, alla Madonna:
Là
dall ‘immenso empireo/
ove col Figlio impera/
tra lo splendor degli Angeli/
pietosa, a mane e a sera/
Ella ci ascolta i palpiti e acquieta il nostro duol…
Isnello, 18 Agosto 2013
ove col Figlio impera/
tra lo splendor degli Angeli/
pietosa, a mane e a sera/
Ella ci ascolta i palpiti e acquieta il nostro duol…
Isnello, 18 Agosto 2013
giovedì 22 agosto 2013
La Frottola, la fiaccolata e le luminarie dell'Assunta a Isnello.
L'Inno Sacro dell' "Ave dolce o Regina" e le altre antiche Frottole dedicate a Maria (Immacolata, e Madonna del Carmine) hanno risuonato ancora quest'anno per le chiese e le strade di Isnello.
Di questa magica sera musicale e religiosa ne ho già scritto tra queste pagine già l'anno passato (clicca: La Festività della Vergine Assunta a Isnello ).
Il 13 Agosto scorso, le donne di questo nostro meraviglioso paesino immerso tra le alture delle Madonie hanno voluto dedicare alla Madonna anche i segni della loro creatività manuale; ci sono apparsi come semplici, straordinari gesti d' amore. Ve li mostriamo:
Vi riportiamo qui anche alcuni brevi scritti da parte dei cantori di Anima Gentis.
A presto anche l'audio del brano.
"O
dolce Regina..."
(per
la Festa dell’Assunta in Isnello)
Quando il sole scolora nel mare
e la luna rivede il suo cielo
mentre ascende il silenzio alla sera
per te o Madre
alzo il canto d’amor.
Ave, o mia dolce, o Regina
Ave, o
splendente candore…
Prendi
il sussurro d’un cuore
che anela a esser degno
di te.
Tu che inondi di luce il creato
e dell’ uomo fai lieve
il peccato
non negarmi il tuo sguardo, o Signora,
che disveli ogni tua verità.
Ave, o mia dolce, o Regina...
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| 13 agosto, sera |
Pochi giorni
e la vita di un paese...
Ho accolto l'invito del Maestro a provare e poi eseguire la Frottola dell'Assunta e mi sono ritrovata a far parte integrante di una comunità che mi ha accolto con affetto ed entusiasmo, dal primo istante.
Porto con me il ricordo di ogni momento: i saluti di chi incontro,
sconosciuta, già all'arrivo, come nei sentieri di montagna (chissà perché
quest'uso non c'è al mare); l'accoglienza garbata delle suore, Salvatore sempre
disponibile per un aiuto, la prima prova all'Annunziata (“vieni, proviamo la voce”
e poi l'abbraccio dei soprani e la mia
voglia di far bene, Nino, fammi vedere gli spartiti, Giuseppe, le fotocopie!),
zio Nicola e zia Titi' rivisti dopo anni, Nunu' e Michele nuovi amici, Tiziana,
Gloria dolcissima, tutti gli altri, uno a uno…
E poi via via, su e
giù per l'acciottolato delle viuzze, per un altro impegno o un'altra prova fino
alla notte del tredici. La preparazione e la cura dell'evento importante,
l'abito nero e il senso di appartenenza, Maria Rosa con me, l'affetto di Sara, la salita a Santa Maria e
lo"sbalanzo" ( l’orrido dietro il castello ) dei miei vent'anni.
Poi la processione che
si snoda per le vie, i vicoli e i sottopassi non ancora
esplorati,rischiarati dalla magia dell'uncinetto che riveste il vetro dei
mille lumetti, qua e là, con le
loro fiammelle, vive, ineguali, d’innocente incanto..
Procediamo in fila per quattro, quasi soldati, bisogna mantenere
la riga, Carmen la mano! stando attenti a non scivolare, fino alla prossima
chiesa, alla prossima piazzetta dove ci fermiamo ad eseguire gli Inni... L'oro
e i puttini barocchi o lo sguardo di chi sta al balcone.
Poi la musica. L'incipit del flauto solista cui segue il
Tutti della banda. Il viso e i gesti sapienti del Maestro richiamano a quanto
costruito nelle prove ma ci chiedono, e
ci danno, qualcosa ancora di più;
l'intonazione, oddio, vocefredda...
Il senso di condivisione è fortissimo. Il canto si eleva e suggerisce
una religiosità antica. L'ultima esecuzione di nuovo lassù, tra lo splendore
della chiesa in alto, dal belvedere su
Isnello illuminato, quasi un presepe.
Si ritorna sulla
terra. Dopo, pizzette , coca, il riverbero di un dolore alle ossa dovuto
all'acchianata… Risento perfino il freddo della sera che contrasta con l’ansare
caldo di questa fatica.
Grazie Coro Anima Gentis,
splendida realtà e risorsa rara di un paese.
splendida realtà e risorsa rara di un paese.
Maria Luisa Nuccio ( da Fb)
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| Dopo l' ultima esecuzione della Frottola ( foto Rosario Cascio) |
" E le stelle sono state a guardare "
Chissà a cosa hanno pensato le stelle, stanotte... Incuriosite, saranno rimaste a mirare quei lumi preziosi, eleganti nei loro merletti e nastrini, adornati da mani sapienti, brillanti, tremanti, stretti tra loro, pronti a schiarire viuzze e stradelle pietrose e scoscese, in vive fiammelle tra scuri stalle ed ovili del piccolo borgo intento a cantare...
Avranno udito, stupite, le note salire dal lungo corteo, la ciurma gioiosa di banda e di coro, in lieta eco ad uomini, donne, vecchi, bambini. L'acchianata per tutti non è stata fatica ma gioia di andare a cantare o ancor meglio a pregare in lode all'Assunta: " O dolce Regina..."
Dopo, quando tutto ha taciuto, gli strumenti, le voci, la gente ed il coro, spenti i lumini, tornato lo scuro, le stelle grate a "Colei che di luce inonda il Creato", sommesse, quiete, sonnolenti, silenti, l'une e l'altre si saran domandate: " ma dov'era il cielo, stasera? Forse in quel pugno di case, laggiù..." Peccato, lì, non esserci state...
Nunù Alberti (da Fb)
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| ...All'uncinetto |
... come una serenata, la frottola alla Madonna Assunta, ha riecheggiato con le sue dolci note nelle chiese di Isnello e negli angoli più suggestivi del paese adiacenti e prospicienti le chiese più piccole. Un percorso processionale illuminato dai lumetti ricoperti dai preziosi ricami, preparati dalle abili mani delle donne isnellesi, che trasparivano la fioca luce attraverso i fori del ricamo. Il popolo orante seguiva, composto, la varetta con il simulacro della Vergine...
Giuseppe Carollo (da Fb)
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| "...mentre ascende il silenzio alla sera..." |
... Si è svolta la Frottola in onore della Madonna Assunta per le vie di Isnello. Il percorso, illuminato da candeline colorate e lumini avvolti in centrini, si è rivelato molto suggestivo mentre le persone che vi partecipavano hanno creato una cornice bellissima...
Rosario M. Cascio, (da Fb)
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| Le piccole luminarie e la stada attendono la Frottola |
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| La varetta dell'Assunta a Santa Maria Maggiore |
La gente ascolta l' Inno all'Assunta, davanti alla chiesa del Rosario.
domenica 4 agosto 2013
Nicola Di Gesaro, espressione semplice e autentica del respiro d'un paese.
Ciao Nicola,
Queste parole e un saluto per te.
Là dove tu riposi.
Queste parole e un saluto per te.
Là dove tu riposi.
Altri, come te, nel mattino di ogni festa, si alzeranno al pensiero che il sole rigiunga in paese, e la banda possa fare il suo giro, e i vecchi, con le cravatte corte, scendano in piazza a darsi il cenno di un saluto …
Altri, come te, busseranno coi santini in mano a vecchie porte di straduzze e vicoli nascosti, e l’attesa di un obolo buono , allora, diventerà ragione di sorriso e di conquista, per ciò che ci sarà da fare …
Altri, come te, vestiranno di buonora gli stendardi, innalzandoli ai confini del cielo e dei tetti, tra l’animoso agitarsi di nastri e campanedde; e il loro suono, così, approdare tra i pensieri della gente …
Altri, come te, prepareranno il fuoco per la sera, per una sagra da offrire ai nostri e ai forestieri, che sappia di profumo antico, di minestre, di frittelle, con i piatti fumanti, mani nelle mani …
Altri, come te, inseguiranno una vaghezza del cuore, dal pudore di tempi lontani, lungo la strada maestra del paese, e i palpiti fermarsi d’innanzi a qualcosa vissuto tra i sentieri della giovinezza …
Altri, come te, mostreranno l’emozione del piangere lieve, ogni volta che un canto d’ uomini e donne si erga al tramonto, e inneggi all’Altissimo, e le voci si sperdano flebili per l’aria delle Madonie …
Altri, come te, penseranno agli archi di luce in lode al patrono, così che i loro mille arabeschi diano incanto allo sguardo dei bimbi e rendano magiche, vive, le nere ed oscure tinte della notte …
Altri, come te, saranno felici del peso greve di un Santo sulle spalle, e, dalla propria candida, infantile fierezza, sospingerlo nel commosso, dolcissimo viaggio tra i devoti , lungo i loro sussurri di preghiere …
Altri, come te, non sapranno abbastanza, quanto, in questo modo, avranno reso un grande servizio d’amore ad un paese.
E allo scorrere del vivere, dentro noi stessi.
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Nicola e i suoi amici del Comitato dei festeggiamenti di San Nicola ad Isnello. ( fotografie del prof. Giuseppe Carollo) |
lunedì 29 luglio 2013
" raccogliere versi..."
giovedì 18 luglio 2013
mercoledì 17 luglio 2013
"...E il coro delle Voci Bianche del Conservatorio Bellini, come un coro d'angeli, faceva da controcanto..."
Così ha scritto Laura Nobile su "Repubblica" nel suo articolo:
"Palermo abbraccia la Santuzza. In trecentomila al corteo del Festino. "
Edizione 389, a cura di Sandro Tranchina.
Palermo, 14 luglio 2013, ore 21.30, Cattedrale.
Amo scrivere. Stanotte però, mi è stato difficile farlo. Accade quando il gioco dei sensi ti si affolla dentro, come certe spirali di sogni d'oltremare, o viaggi notturni tra le le leghe dei venti, o lo stremare d'un sonno fino all'alba, sotto un portico d'estate...
Accade anche che una brezza marina bussi, toc toc, alla tua malinconia e il suo riverbero di sale ti appaia allora come pioggia lieve, tra il deserto della labbra.
E' stato questo, il nostro Festino. Una pioggia che ti arriva, ti incanta, ti ridesta. E fa, delle tue membra un riaccendersi di corde d'arpa in contrappunto al silenzio.
Non saprei molto continuare. Le emozioni si vivono, non si raccontano. E così la musica. Ma la sera del 14 le ninfe del Prélude a l'après midi sembravano unirsi e volare verso le terrazze della cattedrale, con loro alito di spigo e di verbena, fin lassù, tra gli arabeschi dei Normanni.
Noi eravamo lì con Giusy, il Direttore e coi ragazzi: gli angeli. Così li hanno chiamati. Gli angeli che fanno i matti con telefonino, che chattano durante i vocalizzi, che vanno a fare la pipì in sessanta, che provano gli acuti mangiando di nascosto merendine ma che anche scoprono il canto nel suo consòlo di miele e l'arte di aspirare insieme ad un unico fine, nascosto tra le tinte di quei do/ la/ sol /fa....
C'è spazio, in questo blog alla magia delle photos di quella sera, in onore alla fantasia e al creare degli uomini, a quelle luci cangianti tra le ogive e il cuore, a quelle pietre di millenni sembranti doni di galassie, a quelle nostre vertigini sconfitte, lassù, dalla pietà dolce della commozione.
Nulla ha potuto contro la bellezza, ieri l'altro. Neanche quel singulto infelice di eolo, sopraggiunto a scompigliare d' emblèe le pagine di Giuliana, la pianista, per pochi interminabili istanti; anzi e rendere più vivido e imperterrito il ricamo delle voci in una netta, solitaria, vittoriosa sfida con l'imponderabile...
Bravi, ragazzi. Davvero.
E pensare che avevo dovuto dir di no , in un primo tempo, al Festino, per mie ragioni.
Ci rimane invece il sapore d'una notte che custodisce in sé memorie e meraviglie, impressa a vita negli occhi di noi e dei ragazzi: il viaggio in un cartoon fantastico, sospinto tra la gioia pura del suono; tra il pulsare della città e della sua gente; tra l'effluvio di lode a quella giovane fragile donna sopra al carro, Rosalia; tra i nostri stessi pensieri, nel discendere e seguire la quietezza d'una una meta: come quella via, che scorre dritta fino al Cassaro e al mare.
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| sound check al tramonto |
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| vocalizzi |
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| ultime prove |
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| Antonio Sottile con Giusy Mancino, il Direttore, Daniele Ficola e le Voci Bianche del Conservatorio di Palermo |
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| Ave Maria di Mascagni |
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Il mapping incantato nella facciata della Cattedrale |
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| Pater Noster di Gluck tra il blu della scena |
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| L'iride dello spettacolo |
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| Cantique de Racine |
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| Il finale |
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