lunedì 27 maggio 2024

A Nino Mancuso, maestro.


Conobbi Nino Mancuso per via di una cassetta. Una cassetta audio, di quelle ancora in uso, da noi, intorno agli anni ottanta. La ebbi tra la mani, ricordo, in dono da un allievo assai caro che aveva preso, nei suoi inizi, a studiare fisarmonica.                 

In viaggio, quel giorno, verso il mio paese,  accesi l'autoradio e la spinsi con cura dentro al mangianastri. Sento, ora, mentre scrivo, l' uguale fragranza e aria di pioggia, lungo la strada che mi si poneva lieve, accanto; le grandi gocce cadenzanti al parabrezza, e ancora come allora, le povere vesti dei passeri smarriti, intirizziti, in schiera, sopra i fili e i pali del telefono.           

Partì, la musica, subito, in un punto alla metà del nastro, piano, in controcanto alla vista del mare  che appariva confusa  lontana, tra l’ alito pensoso della nebbia. Era il Preludio di Traviata, il suo abbrivio dolente, sussurrato dai tasti in madreperla tra il quasi umano e dischiuso fiato del mantice, alle braccia. 

Era bravo, Nino. Un tessitore dolce d' arabeschi, di spirali leggere, tramate sul cuore. E i suoni, i suoi suoni, sembravano un calmo parlare, una polvere di luce, posata sopra al vivere. Lo conobbi così. Con la musica in mezzo, fra noi: dolce,  fidata compagna  incontrata tra i giorni,  da cui mai separarsi.                                  

Lo cercai, il maestro. Lo invitai a suonare. Sere nel grembo delle estati, con la luna a far da madre ai chiostri, ai bagli, ai cortili. Con le perle del sudore, Nino, (e qui passo a chiamarti col tu) a tergerti il papillon: in nugoli lucenti, là posti sopra al viso.                               

Potrei narrare, è facile con te, non di storie nascoste, inventate, ma di favole vissute a quei tuoi suoni. Tra il pensiero che, in musica, si svelano, ad essa, soltanto ricchezze - dall' animo degli uomini - e mai le povertà. 

Fui felice, di averti avuto, allora,  alle mie nozze; in quella sera con la tua czarda a danzare rapsodica, svelta, alle mani. Perfetta e  pervasa  dentro ad ali virtuose, da campione.  

E ricordo sempre  di aver mosso anch' io le tante partenze verso te a Bisacquino; di aver percorso quelle strade tortuose e gaudenti , tra il saluto delle agavi fiorite.  Di aver spartito, poi, le mie sincere povere cose compiute al pianoforte, insieme alla tua gente. E portarti le schiere degli allievi, i colleghi artisti, la Fucina dell' Arte, l' Orchestra Cicero, il  Coro Anima Gentis,  le Voci Bianche, nella sfera della creatura che hai tenuto a lungo in cuore: la tua "Primavera Musicale".  Bel titolo che hai scelto, caro amico, in lucente elzeviro di letizia. 

È così.  È primavera, il porgere in mano un po' di bellezza, tra l' anima e il valore stesso di un luogo. Come lo è, primavera, ogni volta, il coinvolgere i giovani, o drappelli di seguaci d' ogni età  in un'idea d' arte vera e possibile, e sentirne di essa la dimensione, il non sterile germe,  come un aria che irrompe tra il gaudire dei  mattini.                                                      

È primavera, poi, finire queste righe.     In cui l' esser grati alla musica, qui, si muta, semplice, quieto, dentro a un mostrarsi  di bacche o  ginestre odorose. E scrutarne, sentirne, da esse, i doni, gli sguardi, i disegni di Dio.


venerdì 17 maggio 2024

Al parlare delle stelle...


“...La musica e’ amare: sorella della musica è la poesia, e madre la sofferenza…”
                           S.Rachmaninov

(Per questo scrivo, ogni tanto)

Ti penso.
Fra tenerezze in viaggio
nelle sere.
Quel tempo, amore, nel tuo nome.
Al parlare delle stelle.

Sempre mi approdi.
Come nei passi a quel teatro, 
con in scena la storia 
che l’ anima, 
qui, 
riascolta e vuole.
La tua voce, 
a varcarne i fondali, 
le corde d’ oro, 
i carminiì dei dipinti, 
a perpetrarsi, a cangiarmi
dall’ aria vuota
al cuore.

Come l’ averti,
quando è stato il primo giorno.

Suona per me
ora.
In quell’ albero al vento del tuo abbraccio. 
Quando anche ci riposa
qui il dolore,
in stille di rugiada.
Suona per me,
ti chiedo.
Come alla casa, giù,
del glicine amante.
Tra il mai svanire
(sperduto, in un bacio)
del nostro arcobaleno.

Ed io, poi coprirti, 
piano, 
a ridare 
quell' esile veste alle tue spalle.

A reggere ogni sillaba, 
gli istanti.
La paga terra di ciò che tu sei.


a.s. maggio 2024.

lunedì 13 maggio 2024

Un momento importante, per il miglioramento dei Corsi nei Conservatori.


Da una nota appresa dalla pagina Facebook del Conservatorio di Palermo  accolgo con grande favore e letizia,  l’ individuazione del nostro collega Ignazio Schifani, quale coordinatore generale del gruppo di lavoro per l’esame istruttorio delle richieste di attivazione e/o modifica dei corsi istituzioni Afam.


Tale esame costituirà, lo riteniamo fortemente, una grande opportunità per lo stesso Cnam, per il mondo dei Conservatori, a partire dal lavoro dei Consigli di Corso, fino ai Consigli Accademici e all’ organismi che ne cureranno e ne approveranno la ricomposizione. 

Un appuntamento di straordinaria rilevanza onde contribuire al porre, in primis, dei cambiamenti necessari, attenti, edificanti, oserei dire imprescindibili in favore del far musica, da parte dei nostri studenti.

Il poter prendere ad esempio sistemi virtuosi 

nel panorama europeo ed internazionale laddove gli studi e i percorsi musicali si avvalgano della chance verso una musica maggiormente vissuta, rispetto a quella pur ragionevolmente discussa. L’ esigenza di porre in primo piano le azioni ineludibili della crescita, della dedizione allo strumento, alla voce, allo stesso comporre. La ricerca del senso,  del lavoro di ogni giorno nel rapporto verso la musica da compiere, pur non trascurando 

i crismi di altri importanti valori  culturali e formativi della sfera teorica. 

Molti fra noi, lungo quasi mezzo secolo di 

insegnamento ed  esperienza presso i Conservatori, hanno sofferto e seguitano a soffrire, dopo oltre un ventennio dell’attivata riforma, riguardo al disagio dei propri allievi innanzi a un'entità a volte soverchiante di ore da svolgere in presenza, nell’ ambito dei piani di studi. E molto altro ancora, su cui occorre ben riflettere. 

Il bisogno di una misura maggiore di equilibrio, fra tutti questi elementi costituisce un fatto di inequivocabile impellenza, la cui sorte sta a cuore a tantissimi giovani e maestri. 

Pensiamo  crediamo,  che nel sacrale atto  del compiersi della musica, l' acclamare al possederla debba prevalere, rispetto al senso stesso di conoscerla.  

  

   

sabato 27 aprile 2024

Ballata per Jaccòn

Ho scritto, in questo XXV Aprile, per non dimenticare,  questo brano per Giovanni Ortoleva, nome di Battaglia Jaccòn, trucidato con 19 compagni a Salussola, in Piemonte, il 9 marzo 1945.


BALLATA PER JACCON
partigiano ed eroe di Isnello
1921- 1945 
...

Tu, Jaccòn, che di nome hai Giovanni

mentre cadi nel grembo degli anni.

La’ a coprirti, nessuna bandiera.

In quel giorno di mai primavera.
...

E a quel muro pervaso dal sangue

un respiro è in te, a terra, che langue.

Non speranze più, in fiaccole accese
 
di tua madre o di feste, al paese.
...

Eppoi quando per patria partivi

tra un saluto e un abbraccio d’ ulivi 

e tu ignaro, in pensiero che assale,
 
là,  a combattere il giogo del male. 
...

Le cascine, i tuoi amori fugaci

di scaldate minestre, di baci.

e, per letto, un fienile di prato

con la mente sospesa tra il fiato.
...

Tu, Jaccòn, sotto ai sonni del cielo 
  
 mentre sfidi gli orrori tra il gelo.

 Le canzoni tra gli alberi muti 

 in sussurro ai compagni caduti.
...

Il mattino  in campane, che scocca.

A te, eroica, serrata, la bocca.

Fino a quando  il tuo cuore si immola

nel pianoro che sta a Salussola. 
...

E tua morte, a uno scarno cortile 

in fierezza trovare il suo Aprile. 

Liberta’, a un blandire di spada

nel suo dono di pura rugiada. 
...

Tu ora vivi, in giaciglio di rose.

Fra due pietre in bianchezza di spose.

Col tuo nome, nel sole o all’ inverno
 
Da battaglie, là, ergersi eterno.   
.

(a.s. 25 aprile 2024)